"La nuova gioventù "

parte seconda da L'ultimo Pasolini,
prefazione di Antonio Piromalli al volume

Volgar'eloquio, di Pier Paolo Pasolini

Napoli, Athena, 1976 (p. 10 - 13)

 

Non ha più speranza la nostalgia di Pasolini di « andarsene da questo mondo » e di ritrarsi nella religione-passione per un popolo non guasto dall'autoritarismo e dal borghesismo consumistici. La « seconda forma » (1974) della Meglio gioventù, raccolta in La nuova gioventù (1975), rappresenta la coscienza della fine di un tempo e di una mitologia, in rapporto con la « prima forma » fiduciosa: « adès ch'al è veciu il mond, - e non si ciata pì un fantàt - ch'al vedi la morsela lissa - e il biel suf dispetenàt »(1); « Jo i rest fòur - tra i roris rosa; - drenti i òmis - a rineghin li vacis, - drenti i òmis-vifs, - drenti i òmis - a bandonin li cianis - tal soc, - drenti i òmis-nòufs e tris'c, - a bandonin li cianis, - drenti i òmis, vifs, - a volin zì e no tornà mai pì. »(2); « Diu, - a làssin la ciasa ai usièj - a làssin il ciamp ai vièrs, - a làssin secia la vas'cia dal ledàn, - a làssin i cops - a la tampiesta, - a làssin a l'erba il codolàt, - e a van via - e là ch'a a erin - a no resta nencia il so silensi »(3); I no crot ta la Glisia -né tai frus di cutuàrdis àins - ch'a s'a son manovaj - a somejn a studèns, e il contrarri: - a son tris'c e serius coma ch'al vòul San Pauli » (4).

Il rapporto è di scoperta dell'inganno. Il legame vero, a livello problematico, è con gli Scritti corsari: c'è la tensione polemica (che oltrepassa il giovanile mito estetico-viscerale) espressa in un friulano più parlato e più ricco di necessari italianismi in cui è condensata una dura rabbia contro i nuovi ingannatori: « Il pòpul al era il furmìnt ch'a no 'l mòur. - Adès al scumìnsia a murì. Qualchidun - a à tociàt la so anima. Bocis e òmis - a vivin, brus e tris'c, coma ta un siùn »(5). Significato del rimpianto è una spiegazione della fede proletaria e della impossibilità di correggere « dal di dentro » il sistema borghese con operai diventati borghesi: « L'ansia di star bene e nel più breve — tempo possibile è molto più forte — di Dio! I più giovani figli-degli operai avevano ormai sorrisi-borghesi, dignità che rendono tristi, vergogne di se stessi, conformismi-radicati più degli istinti, - abitudini falsamente intellettuali, snobismi disgraziati, libertà-avute per concessione e diventate-febbrili ansie di possesso ». Il motivo è ribadito in Appunto per una poesia in lappone: « II “modello di sviluppo” è quello voluto dalla società capitalistica che sta per giungere alla massima maturità. Proporre altri modelli di sviluppo, significa accettare tale primo modello di sviluppo. Significa voler migliorarlo, modificarlo, correggerlo. No: non bisogna accettare tale “modello di sviluppo”. E non basta neanche rifiutare tale “modello di sviluppo”. Bisogna rifiutare lo “sviluppo”. Questo “sviluppo”: perché esso è uno sviluppo capitalista (...). Cinque anni di "sviluppo " hanno reso gli italiani un popolo di nevrotici idioti, cinque anni di miseria possono ricondurli alla loro sia pur misera umanità ».

Lo troviamo anche in Appunto per una poesia in terrone: « Così non si può andare avanti. Perché avete lasciato che i nostri figli fossero educati dai borghesi? Perché avete permesso che le nostre case fossero costruite dai borghesi? (...) Torniamo indietro, col pugno chiuso, e ricominciamo daccapo. Non vi troverete più di fronte al fatto compiuto di un potere borghese ormai destinato a essere eterno. Il vostro problema non sarà più il problema di salvare il salvabile. Nessun compromesso. Torniamo indietro. Viva la povertà. Viva la lotta comunista per i beni necessari ». Tornare indietro perché « così non si può più andare avanti » è il motivo di Poesia popolare: « Invece grazie a Dio si può tornare-indietro. Anzi, si deve tornare-indietro Anche se occorre un coraggio — che chi va avanti non conosce. - Se il riso tornerà forte e innocente - nei visi degli uomini e dei ragazzi - ciò dimostrerà (a chi li ama) il contrario - di ciò che ha dimostrato il suo sparire ».

Si arriva così a La recessione (della quale diamo qualche verso tradotto dal friulano dallo stesso Pasolini) in cui la regressione è considerata come felicità, approdo ideologico-morale al di là di ogni coscienza, critica della realtà politica e della crisi occidentale: « Vedremo calzoni coi rattoppi; tramonti rossi su borghi vuoti di motori e pieni di giovani straccioni tornati da Torino o dalla Germania. I vecchi saranno padroni dei loro muretti come di poltrone di senatori; i bambini sapranno che la minestra è poca, e quanto vale un pezzo di pane (...). Le città grandi come mondi saranno piene di gente che va a piedi, coi vestiti grigi (...). Le piccole fabbriche sul più bello di un prato verde, nella curva di un fiume, nel cuore di un vecchio bosco di querce, crolleranno - un poco per sera, muretto per muretto, lamiera per lamiera ». I Versi sottili come righe di pioggia sono contro coloro i quali hanno fatto diventare, col loro disprezzo, il sottoproletariato « una riserva della piccola borghesia ». Ad essi Pasolini parla come intenditore autonomo dei cambiamenti storici, come testimone del suo tempo: « Parla, qui, un misero e impotente Socrate - che sa pensare e non filosofare, - il quale ha tuttavia l'orgoglio - non solo d'essere intenditore - (il più esposto e negletto) - dei cambiamenti storici, ma anche - di esserne direttamente - e disperatamente interessato ».

 

NOTE:

1 - Le traduzioni sono di Pasolini: « ...adesso che il mondo è vecchio, e non si trova più un ragazzo con la guancia liscia e il bel ciuffo spettinato ».

2 - « Io resto fuori, tra le querce rosa; dentro gli uomini rinnegano le vacche, dentro gli uomini, vivi, dentro gli uomini abbandonano le canne sul ceppo, dentro gli uomini, nuovi e cattivi, abbandonano le canne, dentro gli uomini, vivi, vogliono andare e non tornare mai più »

3 - « Dio, lasciano la casa agli uccelli, lasciano il campo ai vermi, lasciano seccare la vasca del letame, lasciano i tetti alla tempesta, lasciano l'acciottolato all'erba, e vanno via, e là dov'erano, non resta neanche il loro silenzio ».

4 - « Non credo nella Chiesa e nei ragazzi di quattordici anni che se sono manovali sembrano studenti, e il contrario: sono cattivi e seri come vuole San Paolo ».

5 - « Il popolo era il frumento che non muore. Adesso comincia a morire. Qualcuno ha toccato la sua anima. Ragazzi e uomini, vivono, brutti e cattivi, come in un sogno ».

 

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