In ricordo di Piromalli

 

di Rino Cerminara
Letteratura & Società, n.17-18 / 2004

 

Nel cimitero di Maropati, suo paese natale, dove era nato il tre settembre del millenovecentoventi, vi è un’area sepolcrale, ‘Il Recinto della memoria’, con quattro tombe, due delle quali occupate da Fortunato Seminara e dal giovane Rosario Belcaro, poeta locale.

In questo piccolo sacrario che la comunità ha inteso destinare alla tumulazione di personalità illustri, riposa dallo scorso otto giugno, a buon diritto, Antonio Piromalli. Il giorno sette infatti, allorché si trovava nella vicina Polistena, per prendere parte ai lavori della ‘Fondazione Seminara’, nel mentre si apprestava a trasferirsi da una sala ad un’altra, sita a poca distanza, si è accasciato al suolo e nel breve volgere di un’ora, tra le diciotto e le diciannove, è caduto inesorabile l’ultimo sipario sulla sua esistenza terrena.

Un destino certamente tragico ma non privo di illuminanti coincidenze e persino di una significativa allegoria, poiché questo destino ha inteso rapirlo mentre si trovava nella sua Calabria, a pochi chilometri dal paese natale come a voler coniugare, per ultimo solenne momento, il senso poetico e quello realistico dell’umana esistenza.

Un destino che ha voluto rendere più evidente e significativo il senso della sua vita terrena di scrittore, poeta e critico, divisa tra ideologia e letteratura, per ribadire che come studioso poteva anche avere abitato temporaneamente il mondo, ma come uomo radicalmente e profondamente apparteneva alla sua terra. Altra coincidenza significativa, colta al volo dal Sindaco di Maropati, è stata quella che il suo ultimo impegno di studioso avesse riguardato Fortunato Seminara, suo conterraneo. Da questo non occasionale ultimo impegno, il Sindaco ha tratto ispirazione per esprimere il desiderio di estendere l’intitolazione della Fondazione Seminara anche ad Antonio Piromalli, così che nessuno possa disgiungere i due autori nel ricordo celebrativo, nella commemorazione e nel compianto.

Dante Cerilli nel suo editoriale su «Pagine Lepine», così lo ricorda:
Ideologia e letteratura furono per lui un metodo di lettura e scrittura del sociale, della dimensione di vita, del disegno progettuale e progressista del cammino secolare degli uomini. Dal filantropismo settecentesco al riformismo illuministico fino alla concezione della ‘idea logica’ e della ‘substantia’ culturale alla base della produzione dell’arte, Piromalli, in un binomio, «Letteratura & Società», rivista coniata sulla scia di due importanti periodici del Novecento, a cavallo di secolo, ha voluto rendere più evidente e significativo il dettato morale e di cultura della sua opera di intellettuale, coinvolgendo intorno a sé una schiera di studiosi, meridionalisti e non, che a trecentosessanta gradi hanno indagato i temi che avrebbero sviluppato e spiegato il senso divulgativo di certi principi irrinunciabili.

Avendolo avuto di recente come penetrante e attento critico del mio ultimo volume di poesia dialettale, nonché vicino in tanti bei momenti di cultura e ricreativi nelle varie sedi romane, con un affetto, ricambiato, di solidarietà umana e fraterna, nel giorno che sarebbe stato quello del suo ottantreesimo compleanno, ho sentito il bisogno di rendere viva la memoria di questo mio illustre conterraneo con un pensiero grato e riconoscente nella celebrazione dell’impegno della sua costante ricerca morale della sua opera di studioso e del valore della sua onestà intellettuale.

A lui il saluto, mutuato dalle parole della Yourcenar rivolte ad Adriano: «Non tutti i tuoi libri periranno e se qualcuno vorrà impadronirsene, sarà costretto ad adottare i tuoi metodi e finirà per rassomigliarti».

 

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